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Giacomo Crivellaro | Psicologo Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica e Ipnosi
Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)

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La capacità di apprendere è fondamentale; implica flessibilità e adattabilità, capacità di raggiungere uno scopo, capacità di problem-solving, nonchè l’abilità, tutt’altro che scontata, di abbandonare le conoscenze precedenti in favore di quelle nuove.

Esistono molti tipi di apprendimento: possiamo ad esempio distinguere tra l’apprendere cognitivamente un contenuto, o apprendere un’abilità, cioè sviluppare la possibilità di esprimersi in una performance. Come forse ricordano molti ex scolari, un conto è apprendere ciò che spiegava il libro di testo; cosa diversa è esibire la propria conoscenza di fronte alla professoressa (da notare che molti insegnanti tutt’ora non conoscono la differenza fra questi due apprendimenti, e la loro confusione genera una moltitudine di frustrazioni scolastiche che, se approcciate diversamente, potrebbero forse essere evitate).

In questo breve articolo volevo invece sottolineare la differenza fra due tipi di apprendimenti che si pongono gerarchicamente l’uno rispetto all’altro, nel senso che il secondo è di ordine logico superiore rispetto al primo. Parliamo del processo in cui viene acquisita l’abilità di svolgere un determinato compito in sè, e il processo in cui la stessa abilità viene calata all’interno di una situazione che richiede, come capacità supplementare, la fluidità di esecuzione. Proviamo a fare qualche esempio: nelle arti marziali, ogni tecnica (di blocco, di attacco, di deviazione della forza o di immobilizzazione) viene esercitata progressivamente cominciando lentamente, per poi aumentare progressivamente la velocità, poi viene allenata in presenza di una controfigura (se si sta allenando una presa, ci si pone di fronte ad un compagno che simula l’attacco a cui rispondere con la tecnica adeguata), e solo dopo un lungo periodo il praticante può sperare di essere in grado di utilizzarla in un ipotetico scontro reale.

Ma anche allora, non esistono certezze: la tecnica stessa è stata appresa in un certo contesto (quello protetto del dojo o della palestra), e in una situazione in cui lo studente si aspettava di dover usare tale tecnica. Ma questa aspettativa non esiste nello scontro reale, che richiede in compenso altre abilità, quali la fluidità (che permette l’adattamento della tecnica alle caratteristiche dell’avversario – la sua altezza, lunghezza delle braccia, eccetera), e una certa leggerezza mentale. La possibilità, cioè, di liberarsi momentaneamente del fardello delle proprie conoscenze pregresse, affidandosi ai propri automatismi nell’interazione con la situazione che ci si trova davanti. Una situazione simile deve essere affrontata dal musicista che impara l’esecuzione perfetta di un’opera al riparo della propria stanza, per poi risultare impacciato e rigido sul palco, quando l’esecuzione comporta la trasmissione di emozioni al pubblico.

Dobbiamo notare che il secondo tipo di apprendimento (l’esecuzione flessibile e fluida) include e trascende il primo; ecco perchè gli attribuiamo un ordine logico superiore (Bateson, 2002). Esso, in sostanza, richiede la conoscenza necessaria all’esecuzione, ma anche la possibilità di utilizzarla in contesti diversi; pretendere di continuare a concentrarsi sul primo tipo, cioè sugli aspetti più minuti e tecnici durante una performance provoca pericolosi problemi e blocchi che inibiscono la spontaneità del gesto (Nardone & Portelli, 2013). Tornando all’esempio dell’artista marziale, in uno scontro egli dovrà privilegiare la velocità e fluidità della reazione alla perfezione tecnica; se dovesse concentrarsi su quest’ultima, uscirà piuttosto ammaccato dall’incontro. Allo stesso modo, il musicista dovrà concentrarsi sulla fluidità e l’emozionalità della performance, piuttosto che sulla precisione delle singole note, pena la perdita della naturalezza richiesta all’esecuzione di un’opera musicale.

Una proposta

Per questi motivi, coach, allenatori, insegnanti e simili dovrebbero avere ben chiara, dentro di loro, la distinzione fra questi due tipi di allenamento. E prestare attenzione a potenziarli entrambi, in quanto parti fondamentali dell’apprendimento di qualsivoglia attività. Confonderli è fonte di frustrazione per voi e per i vostri studenti: quante volte si vede un coach arrabbiato con il proprio protetto, perdere il controllo perchè quest’ultimo, in preda alla tensione e all’ansia, perde le pur precedentemente acquisite capacità e precisione?

 

Dott. Giacomo Crivellaro, Psicologo Psicoterapeuta
a Firenze e Parma
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Bateson, G., & Bateson, M. C. (2002). Dove gli angeli esitano: verso un’epistemologia del sacro. Milano: Adelphi.

Nardone, G. & Portelli, Cl. (2013). Ossessioni Compulsioni Manie: Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Firenze: Ponte alle Grazie.

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Giacomo Crivellaro; Psicoterapia Breve Strategica e Ipnosi a Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)
Psicologo Psicoterapeuta a Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)
Sono Psicologo Psicoterapeuta. Diverse esperienze lavorative in alcuni ambiti della Salute Mentale mi hanno portato ad approfondire la Terapia Breve Strategica, approccio che considero il migliore, in ambito psicoterapeutico e non solo. Sono un curioso impenitente, un critico impietoso (anche verso me stesso, ahimè!) e un lettore accanito. Ricevo come Psicologo Psicoterapeuta libero professionista nei miei studi di Firenze, di Parma e a Montevarchi (AR), dove collaboro con il Centro ABA e Psicoterapia Valdarno della Associazione Vento a Favore, di cui sono socio fondatore. Sono Psicoterapeuta Ufficiale e Ricercatore del Centro di Terapia strategica di Arezzo.


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