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Giacomo Crivellaro | Psicologo Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica e Ipnosi
Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)

La anginofobia, o paura di deglutire, consiste nella paura che sfocia nella fobia, di rimanere strozzati ingoiando un cibo particolarmente “ostico”. Le varietà di cibi “bersaglio” possono variare significativamente da persona a persona: per alcuni sono più spaventosi i cibi croccanti, che risultando più duri al contatto con la cavità orale, possono dare adito a fantasie di strozzamento ma anche di lesione interna. Altri, invece, temono soprattutto i cibi filamentosi, che scendendo potrebbero rimanere “appesi”, dando adito alle sensazioni di nausea fra le più sgradevoli. Altri invece hanno la paura più decisamente focalizzata sulla morte dovuta ad una completa ostruzione delle vie respiratorie.
 

Si tratta di un problema che può avere molteplici effetti, fino a divenire un vero e proprio problema limitante, che impedisce di vivere con serenità cene, ritrovi sociali, persino pasti in casa e in famiglia. Tutto ciò senza considerare che, qualora il problema sia sfociato in un vero e proprio disturbo strutturato, la fobia può spingere a ridurre significativamente i tipi e la quantità di cibi assunti, andando quindi a sfociare in un serio problema alimentare.
 

Quando è preponderante la fobia

 

Diciamo, in termini tecnici, che è preponderante la risposta fobica nel momento in cui la reazione della persona ruota soprattutto attorno al completo evitamento di alcuni cibi target. In altre parole,  la persona, una volta instaurato un perimetro di situazioni e di cibi da evitare, costruisce una sorta di illusione di sicurezza. Capita, però, che la paura dello strozzamento, o la paura della paura, crei per riflesso automatico quella “chiusura della gola” che dà la sensazione che sia impossibile deglutire. Allora l’illusione si incrina, spingendo la persona a indietreggiare ulteriormente il perimetro dei cibi “permessi” dietro al quale cercare una nuova sicurezza, sempre al di qua di un confine che si va, di volta in volta, stringendo.
 

La terapia, in un caso di fobia della deglutizione, si basa sul superamento della reazione di evitamento alla paura, fino al superamento della paura stessa che, finalmente trasformata in coraggio, permette di riappropriarsi di tutti i cibi più amati.
 

Una componente traumatica?

 

Solitamente la paura di deglutire non ha origini traumatiche: funge da “propulsore”, spesso, un evento in cui la persona ha temuto di soffocare o ha avuto la sensazione di avere un blocco alla gola. Tuttavia, ci sono anche casi in cui il rischio per la propria sopravvivenza è stato reale: sono spesso eventi al limite dell’incubo, in cui lo schermo fra sé e la  propria sopravvivenza, l’aria di cui eppure il mondo esterno è pieno, pareva così piccolo ma anche insopportabile. La paura è intensissima e spesso provoca la risposta fobica dell’anginofobia come conseguenza al terrorizzante vissuto del trauma.
 

Quando è presente un trauma di questo tipo la psicoterapia dovrà necessariamente focalizzarsi su quello, al fine di depotenziare e lasciare decantare i vissuti di terrore, lasciare che il sistema corpo/mente integri le memorie dell’evento, per poi passare al completo superamento della fobia che ne era conseguita.
 

Limitazione dopo limitazione: il problema alimentare

 

Quando la paura di deglutire diviene pesantemente invalidante, può sfociare in un vero e proprio problema alimentare. Spesso l’anginofobia è assente all’inizio del pasto per poi affacciarsi a ripetizione mentre ci si nutre: finisce quindi per impattare non solo la qualità dei cibi che è possibile assumere, ma anche la quantità. Spesso si riesce a mangiare senza avere il “blocco alla gola”, ma solo pochi bocconi.
 

Come si può immaginare, in questi casi il lavoro terapeutico è differente. Dovremo andare a ricostruire, in senso più generale, un sano rapporto con il cibo, con il gusto, con i diversi tipi di sensazioni che le differenti tipologie di cibi possono dare in bocca, durante la masticazione e durante la deglutizione. Risulterà quindi più semplice procedere ad un graduale aumento delle quantità, fino a ristabilire un apporto nutrizionale adeguato.
 

Terapia Breve Strategica per Anginofobia

 

La Terapia Breve Strategica per questa problematica verte sui processi che contribuiscono a costruire e rafforzare il problema, con le dovute differenze a seconda che si tratti di una reazione rimasta ad un livello fobico, oppure se si tratta di un blocco che è si è evoluto in problema alimentare. In entrambi gli scenari la Terapia Breve Strategica utilizza le note manovre terapeutiche necessarie non solo per sbloccare il disturbo, ma per portarlo ad una completa risoluzione.
 

 

Bibliografia

Maturana, H., Varela, F. (1985). Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente. Roma: Marsilio.

Nardone, G. (1993). Paura, panico, fobie. La terapia in tempi brevi. Firenze: Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2013). Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli. Firenze: Ponte alle Grazie.



Giacomo Crivellaro; Psicoterapia Breve Strategica e Ipnosi a Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)
Psicologo Psicoterapeuta a Firenze, Parma e Montevarchi (Valdarno)
Sono Psicologo Psicoterapeuta. Diverse esperienze lavorative in alcuni ambiti della Salute Mentale mi hanno portato ad approfondire la Terapia Breve Strategica, approccio che considero il migliore, in ambito psicoterapeutico e non solo. Sono un curioso impenitente, un critico impietoso (anche verso me stesso, ahimè!) e un lettore accanito. Ricevo come Psicologo Psicoterapeuta libero professionista nei miei studi di Firenze, di Parma e a Montevarchi (AR), dove collaboro con il Centro ABA e Psicoterapia Valdarno della Associazione Vento a Favore, di cui sono socio fondatore. Sono Psicoterapeuta Ufficiale e Ricercatore del Centro di Terapia strategica di Arezzo.


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