L’onicofagia è definita come l’abitudine compulsiva a mangiarsi le unghie. Può costituire un problema per diversi motivi, in primo luogo fisici (infezioni orali e alle mani) e psicologici. Come vedremo, infatti, le persone spesso utilizzano questo comportamento come un modo pret a porter di sedare l’ansia e la tensione: proprio il fatto che questo tentativo sembra andare a buon fine, però, spinge la persona a ripeterlo, senza sviluppare modalità alternative per gestire o superare le sensazioni e le emozioni spiacevoli, divenendo di conseguenza sempre più schiava della compulsione. In uno studio, l’onicofagia è risultata associata in particolar modo alla noia e alla frustrazione (Williams e altri, 2007).
Prevalenza
La prevalenza arriva al 45% durante l’adolescenza, per poi ridiscendere al 4,5% durante l’età adulta, con una più alta incidenza femminile. L’onicofagia presenta alcune caratteristiche in comune con altre compulsioni legate alla toelettatura, come la tricotillomania o lo skin picking disorder, che non a caso risultano da alcuni studi imparentati per caratteristiche e prevalenza (Maraz e altri, 2017).
Consueguenze
A parte le ovvie conseguenze sociali e relazionali, legate alla percezione da parte delle persone presenti del comportamento, ci sono i rischi di infezione alla mano e i possibili danni alla radice dei denti coinvolti.
Funzioni di mangiarsi le unghie
Alcune situazioni in cui la mobilità è ridotta possono portare a mangiarsi le unghie. Un’altra caratteristica situazionale correlata può essere quella di una situazione in grado di elicitare ansia e tensione. In altri casi, però, tali comportamenti possono verificarsi maggiormente associati alle situazioni di noia (vedi Williams e altri, 2007).
Il fatto che tale comportamento possa essere associato ad uno stato di ansia, però, non deve spingere necessariamente a presumere che il problema di ansia sia la radice della compulsione: altrettanto spesso quest’ultima fornisce alla persona la piacevole sensazione di diminuire la tensione, come una sorta di scarica, che però è temporanea e momentanea. L’ansia e la tensione si ripresentano poco dopo, e la compulsione, lungi dal rappresentare effettivamente una soluzione all’ansia, in realtà ne costituisce un meccanismo di mantenimento, se non di rafforzamento.
Può anche accadere che i contesti sociali, in cui sono presenti altre persone, fungano da inibitore implicito al comportamento compulsivo, che al contrario la persona si può finalmente concedere, quando si trova solo.
Trattamento
Il trattamento Breve Strategico del comportamento di mangiarsi le unghie include tutte le considerazioni fatte fino a qui, ma utilizza massicciamente una serie tecniche specifiche per i comportamenti compulsivi, come sono state pubblicate nei testi di riferimenti (vedi Nardone e Portelli, 2013).
Riferimenti bibliografici
Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Firenze: Ponte alle Grazie.
Williams, T. I., Rose, R., & Chisholm, S. (2007). What is the function of nail biting: an analog assessment study. Behaviour research and therapy, 45(5), 989-995.
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